Potrei riassumere l’intero contenuto del presente articolo in “Ieri, il lavoro”.

Lo potrei fare per un dato meramente cronologico, ieri era il 1 maggio. Per un dato ideologico, ieri era la Festa del Lavoro. Per un dato di comodo: ieri non ero a lavoro, perché dalle mie parti – dalle nostre parti – il 1 maggio è spesso sinonimo di relax e “vacanza”.

Tutti si sono davvero sbizzariti nel trovare una concezione “attuale” della Festa, io sin da quando salito in macchina alla volta della meta vacanziera ho riflettuto su una dedica, come quella dei baci Perugina: io, il 1 maggio 2013, lo dedico a chi è “fuori dalla forza lavoro” ed ai “non disoccupati”. E se non posso dedicargli l’1 maggio, provo con il 2.

Parlo con cognizione di causa: è “fuori dalla forza lavoro” chi non cerca un occupazione, chi – per citare Brunetta – “non vuole alzarsi la mattina ed andare ai mercati generali”. Lo dedico a questi apparenti fannulloni perchè, empaticamente, riconosco la difficoltà ad accettare la prova dell’invio del curriculum.

Avete mai provato – sì che l’avete fatto – a girare sugli annunci online di lavoro? Mai una garanzia: ti spiegano per filo e per segno quello che devi fare, quali titoli devi avere, ma di quanto ti pagano, di come ti “inquadrano”, di che contratto ti sottopongono neanche l’ombra.

Gli analisti della disoccupazione non sono poi così portati a tracciare la linea del malessere che attraverso una generazione precaria, che su Google non ci trova solo le biografie delle persone famose.

Sì, i precari quelli che c’hanno detto si devono fare un vita senza volere quel noiosissimo posto fisso, i choosy che snobbano i contratti a progetto riconfermati per la 5a/6a volta, sempre al ribasso e mai ad un tempo non determinato.

Non è disoccupato chi lavora, ma non viene pagato. Non è disoccupato chi lavora, ma non svolge mansioni per cui si è specializzato.

Non è disoccupato chi è indebitato fino al collo, per lo stipendio da fame che ha. Non è disoccupato chi è stanco del vedersi incanalare in uno stereotipo “cercasi apprendista per stage con laurea”. Che cosa vorrà mai dire.

Forse per loro “i non disoccupati” e “i fuori della forza lavoro” il 2 maggio è un giorno di festa, almeno per me.

Buon 2 maggio al 54% (e un mondo di più) dei giovani calabresi che oggi si sono sbattuti per poi essere definiti“quelli di Facebook”.

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