Il punto\ 25 – 0 del PD in queste amministrative segnano un’ottima prefazione per un libro che dovrà scrivere le prime pagine al Congresso in autunno. Occhio a Messina, la Sicilia è sempre premonitrice, dove il leader dei “No Ponte” sfida l’ex uomo di Genovese (dominus del centrosinistra peloritano) in una strana coalizione che vede il PD terzo partito dietro a UDC ed il Megafono di Crocetta.

Chi ha vinto alle ultime elezioni amministrative? Ha vinto la storia. Ed è un dato incontrovertibile. Ha vinto il PD, ex Ds, ex Pds, ex Pci, perché sul territorio ha il suo zoccolo duro. Ha vinto perché se le amministrative fossero state un referendum, sarebbero state nulle (affluenza sotto il 50% di media nazionale). Dunque, onore alla segreteria Bersani, bravi ai sindaci ed amministratori locali (Renzi capofila), boccata di ossigeno per il premier Letta e le sue larghe intese. Paradossalmente la struttura correntizia ha portato a questo successo, con un segretario senza ambizioni (Epifani) che ricorda tanto quelli della DC che non nutrivano aspettative di governo. Sì, DC. Perché il Partito Democratico, proprio come rileva l’Ipsos è considerato il più grande partito moderato d’Italia, oggi. Non di sinistra, ma moderato. Con il congresso “a data variabile” questa osservazione va presa con le pinze, ce ne rendiamo conto.

Il PDL non è mai stato un partito, mettere insieme forzisti ed ex missini è praticamente impossibile. Fuori dalla spartizione del potere, anche le pere si allontanano dalle mele e si badi bene non c’entra un bel nulla il concetto di non-radicalità sul territorio. Il PDL – ad essere onesti – è un comitato elettorale pro Berlusconi, che senza il leader non riesce a fare quadrato. La sconfitta più cocente per il Cavaliere è stata Siena, dove la bagarre era politica, ma 20 anni di amministrazione di centrosinistra, nonostante lo scaldalo MPS, sono stati confermati per un’altra legislatura. A Roma, lo stesso Berlusconi aveva pubblicamente scaricato Alemanno (salvo poi la rettifica di Bonaiuti) tanto è vero che di questa campagna elettorale capitolina ricordiamo più il canto glamour dell’ex premier piuttosto che le sue bagarre dal palco. Alemanno poi è stato il più danneggiato dalle scissioni (che se a carattere nazionale sono state irrilevanti a Roma assumono un peso specifico diverso) di FLI e Fratelli d’Italia, che erano la vera origine dell’ex Ministro all’Agricoltura, che non è detto rimanga tra le fila del PDL come tanti altri ex AN. Sconfitte pesantissime (ricordiamo anche il PDL sta lavorando ad un riordino dei coordinamenti locali, poi vedremo nel dettaglio il “caso Calabria”) a Brescia, patria di Formigoni, che dopo tre lustri consegna la città al PD (da sottolineare il crollo generalizzato di tutta la Lega Nord, ridimensionata intorno al 10% nelle sue regioni chiave, dove arrivava da un bagaglio del 30%) ed a Catania, dove Stancanelli l’uomo del mega prestito dello Stato di 300 milioni di euro per risanare il dissesto finanziario dell’ente, è stato battuto da Enzo Bianco, già tre volte sindaco della città etnea e uomo di punto del PPI siciliano. Tonfo del segretario Alfano, diciamocelo chiaro.

M5S vince a Pomezia, crolla nel resto d’Italia: Grillo ha praticamente floppato tutta la campagna elettorale, ed il dato siciliano è emblematico. Dal 25% al 8% di media nazionale, forse tratteggiano il movimento di Casaleggio & Co. nella sua giusta dimensione di “partito d’opinione”. Troppo ostico scegliere un perfetto sconosciuto per amministrarti (Parma docet), menchemeno votare transfughi (si vedano taluni candidati a sindaco di alcune città sicule) della vecchia politica col cambio di casacca in corsa migrati proprio ai 5 stelle, che urlano ai quattro venti: “Tutti a casa!”.

Focus su Messina. Felice Calabrò, uomo di Francantonio Genovese, non la spunta per 50 voti ed adesso Renato Accorinti, storico leader “No Ponte” fa molta paura, più del 23,8% raggiunto. Calabrò segna un meno 15% di voti personali rispetto alle sue liste, Accorinti il dato esattamente speculare +15% rispetto all’unica lista a suo sostengo. Primo partito della coalizione di centrosinistra l’UDC, con il 14%, larghe intese. Il PD (10%) finisce quarto dietro a “Il Megafono – Lista Crocetta” (13%) e PDL (12%); SEL in rottura con l’ormai defunta coalizione “Italia Bene Comune” ha sostanzialmente appoggiato Accorinti. Ecco perché per Calabrò i 26 punti percentuali di vantaggio, sembrano essere molti di meno.

Calabria, non si è votato in capoluoghi di Provincia. In uno a Cosenza è crisi profondissima, tra l’UDC (Occhiuto) e PDL (Gentile jr). Ad Acri e Corigliano vincono due civiche con candidati ex esponenti di Forza Italia e Alleanza Nazionale. Dunque, mezza sconfitta per il PDL, che non vi era nemmeno giunto ai ballottaggi, mezza vittoria per il centrodestra. Momento di stallo per il coordinatore – governatore e plenipotenziario di SUD e Lista Scopelliti Presidente, che comunque mantiene il pennacchio di unica regione in cui il centrosinistra riesce a non vincere, più per demerito proprio che per forza degli avversari.

Sia nel PD che nel PDL calabro sembrano essere alle porte tempi concitati pre – congressi.  Per i democrat la situazione è logora, dopo il commissariamento che di fatto ha dato un tempo di reazione agli avversari (si vedano le sciagurate candidature al Parlamento) le anime sono in veemente contrasto. Si sa che Cosenza è il vero spartiacque, ma Sandro Principe non pare riuscire a spuntarla sulle altre correnti; sgomita il renziano Magorno , da Catanzaro Scalzo è l’uomo nuovo, mentre a Reggio è già bagarre per le primarie tra Falcomatà e Canale. Al predellino invece cresce il malumore bruzio (le sconfitte del PDL a Corigliano e Acri, assieme al “caso Gentile” a Cosenza), da unire al crotonese Sculco , al catanzarese Galati e al reggino Foti nei confronti di Scopelliti coordinatore che già da tempo non nascondono contrasti intensi col leader del partito di Berlusconi.

Come è ovvio, dunque, le amministrative se avranno risvolti saranno presso le strutture territoriali dei partiti stessi, per ora il ticket Letta – Alfano, su questo versante, può tirare un bel sospiro di sollievo.

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