Mi presento, mi chiamo Alfredo Savino Tancredi e, insieme al mio amico e compagno di avventura, Giuseppe (cacetta) Pellegrino abbiamo deciso di partecipare a un progetto Erasmus + svoltosi in un piccolo paesino della Francia,Etoile Sur Rhone , nel quale ragazzi provenienti da diverse nazioni (Italia, Francia, Inghilterra, Olanda, Slovacchia, Bulgheria, Moldavia) si sono ritrovati a vivere per 7 giorni in una stupenda cappella ristrutturata da centinaia di volontari nel corso degli anni e trasformata in una bellissima struttura di accoglienza gestita dall’organizzazione Jeunesse et Reconstruction.
Detto ciò ora voglio raccontarvi quella che è stata la nostra personale esperienza riguardante questo progetto.apice1
Dopo essere stati selezionati da APICE ci siamo subito messi alla ricerca della migliore soluzione di viaggio.
Durante il viaggio la curiosità e l’eccitazione per questa nuova avventura ha fatto si che il viaggio stesso da circa 14 ore ci è sembrato durare poco più di 2 ore e questo, lo devo ammettere, è stato davvero positivo.
Arrivati al punto di incontro, difronte l’ingresso principale della stazione ferroviaria di Valence (FR) ci siamo subito resi conto della presenza di un gruppo di persone un po’ disorientate e in attesa di qualcuno proprio come noi ed è lì che ci siamo presentati ed abbiamo conosciuto la prima parte di quella che sarebbe stata la nostra famiglia per 7 giorni e cioè Megane e Cristhina (EN), Gaby (Bulgheria), Dominik e Barbara (Slovacchia) e Thomas e Marith (Olanda).
Dopo pochi minuti arrivano Miriam e Lucy, due dei membri dell’organizzazione che ci ha ospitato le quali sono state gentili fin da subito e ci hanno accompagnato presso la “cappella”. La cosa che mi ha colpito appena entrati e che mi ha fatto subito sentire bene è stato un cartellone preparato da loro con la scritta benvenuti in tutte le lingue delle diverse nazioni che avrebbero partecipato, dopo aver posato i nostri bagagli conosciamo gli altri membri dell’associazione e cioè Juliette, Elina e Catalina, ragazze volontarie con una gentilezza ed una educazione davvero ammirabile che ci spiegano subito come collaborare per preparare da mangiare e pulire la struttura in modo da garantire una buona permanenza.
Preparata la cena Giuseppe si avvicina a me e mi dice: Alfrè vedi come vuoi fare io di inglese non ci capisco niente veditela tu che io sono come un muto. Tra le risate gli dico di non preoccuparsi perché abituandosi a sentire parlare in inglese gli verrà naturale iniziare a capire qualcosa. Dopo la cena arrivano altri due partecipanti e a gran sorpresa scopriamo che si tratta di altri due italiani Valerio e Roberta! Potete immaginare la gioia in quel momento.
Per i successivi due giorni ci presentiamo agli altri partecipanti ed esponiamo i nostri casi nazionali riguardanti il tema del progetto tramite la proiezione di slide e statistiche preparate un po’ a casa e un po’ sul posto, il tutto naturalmente correlato da vari giochi e attività di gruppo aventi lo scopo di rafforzare l’idea di gruppo ed entrare in confidenza con tutti.
Nel terzo giorno abbiamo affrontato più nel dettaglio il caso dell’euroscetticismo in Francia parlando delle recenti elezioni che ci sono state e dei vari problemi che si riscontrano da tempo tra la popolazione e l’approccio con le istituzioni europee, nel pomeriggio invece abbiamo creato una sorta di puzzle riguardante le sfide principali che l’unione europea ha da affrontare oggi e nell’immediato futuro.
Il quarto giorno è stato organizzato un incontro con la segretaria parlamentare dell’unione europea Justine Arnaud che ci ha spiegato come il parlamento europeo è strutturato e, mediante un gioco che io ho trovato particolarmente interessante, ha provato a spiegarcelo, siamo stati suddivisi in tre diversi gruppi ed ognuno di essi rappresentava un gruppo di influenza (lobby) il quale stilava una serie di progetti da presentare al parlamento europeo con l’obbiettivo di ricevere l’approvazione del maggior numero di progetti possibili, questa attività ha fatto sì di far comprendere mediante dei semplici esempi come in realtà il parlamento europeo funziona.
Nel quinto e sesto giorno abbiamo sviluppato diversi laboratori dove abbiamo condiviso le nostre idee riguardo cosa e come far sì che anche nei nostri contesti locali le persone possano essere messi a conoscenza di come l’unione europea lavora per noi e di quante cose che noi diamo per scontate in realtà sono frutto del lavoro che l’EU ha svolto negli anni precedenti, a riguardo di questo io e Giuseppe abbiamo deciso di sviluppare un progetto nel nostro territorio che consiste in una serie di eventi adibiti a trovare ragazzi e ragazze disponibili ad intraprendere un percorso di formazione per diventare dei cittadini attivi che possano aiutarci, attraverso punti di informazione o il semplice dialogare con i proprio amici, a diffondere una conoscenza di base riguardante gli strumenti che l’unione europea ci mette a disposizione .
Ed eccoci arrivati all’ultimo giorno, devo ammettere che lo abbiamo affrontato con una vena di tristezza molto ben definita dentro di noi perché durante questi giorni si sono creati dei meccanismi che hanno fatto si che questa esperienza sia stata una delle più belle ed emozionanti della mia vita ,al mattino ci siamo organizzati e siamo partiti alla volta di un paese vicino, Crest (FR), per visitare il centro storico ed il suo magnifico castello medioevale, nel pomeriggio abbiamo pranzato a sacco nei pressi di un fiume e senza farcelo dire due volte, visto il caldo afoso che abbiamo affrontato per tutta la settimana, ci siamo buttati in acqua e abbiamo passato li gran parte del pomeriggio, al ritorno a casa, si, a me piace chiamarla casa, ci siamo subito organizzati per preparare un bel piatto di spaghetti fatto a mestiere visto che era la nostra serata internazionale, ogni sera in programma c’era una serata internazionale organizzata dalle rispettive nazioni nelle quali si proponevano piatti tipici e balli, canti e dei video rappresentanti le proprie nazioni, ed un paio di salumi accompagnati con dell’ottimo vino italiano che ognuno di noi aveva portato con se, inutile dire che è stato un successone.
Il giorno della partenza si è sviluppato in modo molto calmo e malinconico, visto gli abbracci e le lacrime della sera prima molti di noi avrebbero voluto che il momento dei saluti veri non fosse mai arrivato ma purtroppo anche le cose belle sono destinate a finire.
Ed è così che chiuse le valige ritorniamo a casa rivivendo nella mente tutte le emozioni che ci hanno coinvolto in questa esperienza e rinnovati nel fatto di dover lavorare sempre di più nel proprio territorio proprio per far si che esperienze come queste siano davvero un punto di partenza per qualcosa da sviluppare nel tempo per inseguire gli ideali e i sogni che ognuno di noi porta dentro di se, e che non vede l’ora di diffonderli agli altri per tirarne fuori qualcosa di unico.

Commenti

commenti

A proposito dell'autore

SocialSud.it è il blog di storie quotidiane e di condivisione

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata