Ormai, forse, siamo abituati a situazioni come cumuli di rifiuti in strada, sui marciapiedi, nel verde, davanti ad abitazioni, scuole e negozi e a maleodoranti esalazioni, topi, insetti ed altri elementi nocivi per la salute e l’ambiente. Ma pure a roghi di spazzatura altrettanto dannosi e proteste di cittadini esasperati o a discariche stracolme, insicure o con cancelli sbarrati. Situazioni proprie di una Calabria in emergenza paradossalmente cronica che viene da ben 16 anni di commissariamento di un settore rifiuti caratterizzato da pessime gestioni politiche e burocratiche, malaffare, ndrangheta e ripercussioni negative su salute ed ambiente, così come su decoro urbano ed immagine calabrese.

Non ci inoltreremo in una dettagliata panoramica su un ciclo dei rifiuti regionale e delle sue pessime ricadute sui diversi territori invasi da tonnellate e tonnellate di “monnezza”. Non ci sentiamo esperti e, comunque, sarebbe lungo e complicato.

Ma vogliamo lanciare un messaggio, una sorta di “pubblicità progresso”: cambiare, oltre che necessario per questioni di vivibilità e sostenibilità ed eticamente doveroso, è anche possibile. A patto, però, che si perda questa pessima abitudine ricercando la salvaguardia di salute, ambiente, decoro e legalità. Come? Incalzando le istituzioni, sia regionali, perché quella dei rifiuti è materia di quel livello politico-amministrativo, sia comunali, perché possono porre in essere azioni come quella della raccolta differenziata, e vigilando sulle stesse. Ma anche responsabilizzandoci civicamente come cittadini portando avanti buone pratiche quotidiane: differenziare nei comuni dove questo tipo di raccolta esiste; nell’ambito del commercio, ad esempio, sostituire gli imballaggi non riciclabili ed eliminare quelli eccessivi, promuovere l’uso di contenitori a rendere, ridurre il consumo di sacchetti monouso introducendo soluzioni riutilizzabili; personalmente o in famiglia, non esagerare con i articoli usa e getta, scegliere detersivi ed altri prodotti con ricariche, preferire prodotti con il minore packaging possibile. E dicendo “basta” alla vergognosa prassi di abbandonare materassi, arredamenti ed altri elementi ingombranti all’aperto, anche perché c’è un apposito servizio.

Si può anche a Reggio e in Calabria? Inefficienze, malaffare e inciviltà spingerebbero verso il pessimismo. Così come alcuni numeri: ad esempio, secondo il rapporto sui rifiuti urbani dell’Ispra, la differenziata in Calabria è al 14,7%, quando la media italiana è del 42,3% e quelle di Nord, Centro e Sud sono rispettivamente al 54,4%, 36,3% e 28,9%. Non solo le migliori italiane, ossia Trentino Alto Adige e Veneto entrambe al 64,4% sono lontane, ma anche le più virtuose meridionali, ovvero Sardegna e Campania che si attestano l’una al 51% e l’altra al 44%.

Difficile? Oppure no? Senza dubbio, non è facile e non immediata un’inversione di tendenza. Ma non è impossibile. Quindi, dobbiamo provarci. Anche perché, nonostante tutto, segnali incoraggianti ce ne sono anche nella nostra regione, basta vedere che ci sono otto comuni calabresi “ricicloni” tra i 1328 italiani (16%, quasi 8 milioni di italiani), cioè quelli che hanno superato il 65% di raccolta differenziata obiettivo di legge: Casole Bruzio (indice 68,75%, raccolta differenziata 85%), Pedace (69,06-79,27%), Pietrafitta (68,06-76,46%), Pianopoli (61,12-70,03), San Fili (60,29-73,84), San Vincenzo La Sosta (59,77-71,76), Saracena (59,43-68,83), Roccella Ionica (36,95-68,70). E c’è una crescita dei “ricicloni” al Sud che passano dal 15 al 20% del totale nazionale.

Anche in Calabria si può, piccolo, medio o grande che sia il comune e più o meno popolosa che sia la sua comunità. Anche la sventurata Reggio. Certo, non è un municipio piccolo come Casole Bruzio o Roccella Ionica che sono sotto i 10mila abitanti, non viene da anni felici e le casse di Palazzo San Giorgio sono tutt’altro che piene. E quello di Reggio, così come gli alti comuni calabresi, deve fare i conti con una gestione del comparto rifiuti di pertinenza della Regione, sulla quale sarebbe necessaria una vera e propria rivoluzione in ogni aspetto.

Reggio ci sta (ri)provando all’insegna del motto “DifferenziAMOla”. Si è partiti dalle periferie Nord e Sud, per un totale di circa 80mila abitanti, con l’obiettivo di passare dall’attuale 8% al 35%, attraverso la raccolta differenziata di umido, carta e cartone, multimateriale (plastica, lattine e vetro) e indifferenziato, con tanto di premialità e sanzioni, facente parte di un piano più ampio di Comune e società Avr.

In una città popolosa, ampia e difficile come Reggio non è una passeggiata. Anzi.

Ma davanti a questa nuova sfida è necessario metterci tutti impegno. L’amministrazione comunale e l’Avr, concretizzando così la diversità che hanno evocato rispetto alle precedenti gestioni, e dei cittadini, che adesso senza alibi. Un impegno che, si spera, a Reggio porterà benefici a livello di ambiente, salute, risparmio, vivibilità, economia ed immagine.

Benefici che, è un altro auspicio, si vedano un po’ in tutta la Calabria e il resto del Mezzogiorno, bellissimi ed ancor di più in una prospettiva che non va svilita, ma spesso afflitti da problemi come la “monnezza”.

Si può e si deve. Ci…rifiutiamo che non sia possibile.

 

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